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Monte Sant’Elia, il “Balcone sul Tirreno”

Monte Panorama

Il monte Sant’Elia nel territorio di Palmi è da sempre meta di turisti che restano incantati dalla bellezza che vi si ammira. Come diceva Leonida Repaci «Palmi ha un Dio dalla sua, il Monte Sant’Elia dalla cui cima folta di pini si gode uno dei panorami più affascinanti del mondo».

Monte Sant’Elia, origine del nome

Dal promontorio lo sguardo spazia dal Golfo di Gioia Tauro allo Stretto di Messina. La Costa Viola e la Città di Palmi sottostante, sono circondate dal verde lussureggiante dei terrazzamenti e dalle tante sfumature del Mar Tirreno. Alto 579 metri s.l.m il massiccio è uno dei rilievi dell’Aspromonte che digradano con spiagge e scogliere sul mare. Per queste sue caratteristiche è definito il “Balcone sul Tirreno”.

Monte Veduta sul tirreno
Il ‘balcone sul Tirreno’ – Foto Youtube

A partire dal X secolo erano presenti nel territorio monaci e conventi basiliani. Il suo nome deriva da Elia da Enna, monaco basiliano, eremita, che dimorò nelle grotte del monte. Nel 884 il monaco fondò il convento basiliano sul monte Aulinas, suo antico nome, per volere dell’Imperatore Leone VI, dopo una visione avuta ad Antiochia. Le cronache del tempo ci raccontano che dopo la sua morte, le spoglie mortali dell’eremita furono qui sepolte e che, in seguito anche san Filarete fu seppellito nello stesso convento.

Il monte Sant’Elia tra storia e leggenda

Al monte Sant’Elia e al monaco è legata anche una leggenda.  Si narra che Elia giunse qui dalla Sicilia e, rapito dalla bellezza del luogo decise di stabilirsi in una grotta, nutrendosi di erbe e bacche selvatiche. Un giorno, mentre, era assorto in preghiera si presentò al suo cospetto un uomo oscuro con un gran sacco sulle spalle. L’uomo voleva spartire con lui le monete ivi contenute. Elia sospettoso, capì che era il diavolo e rovesciò l’intero contenuto lungo il dirupo.

Monte con lo Stromboli che erutta
Il vulcano Stromboli

Le monete si trasformarono in grandi sassi. Il demonio si ripresentò offrendogli prelibate leccornie, fu scacciato nuovamente. La terza volta apparve sotto le sembianze di una fanciulla, pronta a offrirgli il suo corpo. Capito l’inganno del diavolo tentatore, il monaco lo scaraventò dal precipizio. La leggenda vuole che cadendo abbia lasciato le impronte delle sue unghie sulla roccia e rovinando in mare abbia generato un’isola zampillante fuoco. Era lo Stromboli, il vulcano che aveva imprigionato per sempre l’essere immondo.

L’escursionismo e la vista mozzafiato

Il monte Sant’Elia è uno dei punti più suggestivi del territorio reggino. Sulle sue pendici molti sono i punti panoramici. Quello principale è Rocco Isola – Pelorosso che è nel punto più alto. È formato da una serie di percorsi e affacci, con balconate e scalinate che digradano lungo i costoni rocciosi. Da qui è possibile ammirare tutta la costa tirrenica e tuffare lo sguardo nel mare fino all’orizzonte puntellato dalle isole Eolie. Da qui si giunge alla terrazza panoramica delle “Tre croci”.

Monte Santelia con le tre croci
Le Tre croci – Foto Wikipedia

Un richiamo al monte calvario dove fu crocifisso Gesù. Il monte è il regno degli escursionisti. Due i percorsi conosciuti. Uno lungo la cima, l’altro, il “sentiero del Tracciolino” posto a mezza costa, a picco sulla costa Viola, è inserito nei percorsi naturalistici calabresi di interesse. Il monte inoltre ricade in due zone naturalistiche protette della Regione Calabria. Un patrimonio da tutelare in cui crescono alcune specie arboree di macchia mediterranea, e in cui si realizza la migrazione di numerose specie di uccelli.

I terrazzamenti e il buon vino

Da non dimenticare la ricca produzione vitivinicola del territorio. La presenza di rocce intrusive e metamorfiche, depositi sedimentari e l’ambiente marino costiero, favorisce la piantumazione e la coltivazione di uve di alta qualità. Lungo i ripidi terrazzamenti del monte Sant’Elia, crescono lo zibibbo, la malvasia, il gaglioppo.

Grappolo Di Uva pronto per essere raccolto

Una coltivazione eroica, in luoghi poco accessibili, che un tempo i contadini raggiungevano da sentieri impervi o dal mare con piccole barchette. Mezzo di trasporto del raccolto nei periodi di vendemmia. Un luogo incantato, quindi, in cui la natura è la padrona ma, in cui l’uomo a cercato di sfruttarne le potenzialità, godendo della bellezza del territorio.

(Foto copertina da Youtube) )

Monte Sant’Elia, il “Balcone sul Tirreno” ultima modifica: 2020-02-14T07:22:10+01:00 da Gianna Maione

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